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2009: l’ultima estate del topless, la prima del burkini

italo_tedescaCon al fine di agosto, il tempo dell’estate e del mare passa dal presente al passato sia pure prossimo dei ricordi, ed allora è proprio il momento giusto per tentare di comprendere quale sono state le caratteristiche fondamentali di questa stagione, per capire con quale “etichetta” l’estate 2009 sarà archiviata nella storia del costume italiano.

Ci viene in aiuto l’immancabile indagine statistica (in questo caso del Codacons) che ha monitorato ben 40 spiagge sparse in tutt’Italia, da Nord a Sud, soffermandosi ovviamente anche sulla riviera emiliano-romagnola, per verificare quale è stata la moda 2009 sotto l’ombrellone, quante donne prendono ancora l’abbronzatura in topless, e che novità ci sono in termini di costumi.

La sorpresa è stata che i topless, simbolo da una decina d’anni dell’abbronzatura femminile più spregiudicata, sono praticamente spariti. Solo l’1% delle donne, infatti, ha offerto quest’anno il seno scoperto al sole, ed allo sguardo degli amici di spiaggia (non sono state conteggiate in questo caso le donne che prendono il sole prone slacciando il reggiseno sulla schiena).
Il tramonto del topless trova un certo riscontro anche nei giornali del gossip che di solito abbondano di seni con abbronzatura integrale di stelle e stelline. Quest’anno sembra che soprattutto le attrici e le protagoniste più famose si siano fatte ritrarre molto meno in topless sulle spiagge (diversa cosa le foto “rubate” dai paparazzi sugli yacht o sulle barche del jet set… lì siamo in un ambito relativamente più privato e riservato rispetto alla vita di spiaggia). Un’attrice che continua ad essere disinvoltamente e “generosamente” fedele al topless è stata quest’anno una Sabrina Ferilli in piena forma, fotografata dal settimanale Chi. Lei, si è visto, se lo può certamente permettere.

DALLA FRANCIA ARRIVA IL BURKINI

Quella del 2009 potrebbe essere stata quindi l’ultima estate del topless, mentre al tempo stesso potrebbe essere stata la prima estate del “burkini”, il costume da bagno islamico che avvolge corpo, braccia e gambe delle donne, e che sulla costa francese ha cominciato ad essere indossato anche da donne occidentali.
Pare che “coprirsi” stia diventata oggi, anche per le ragazze italiane, il nuovo modo di essere trasgressive. Evidentemente si tratta di un approccio totalmente diverso da quello delle donne di autentica fede islamica, ma alla fine potrebbe cambiare in pochi anni il look femminile delle nostre spiagge.
Non è ancora una tendenza né visibile, ma evidente, ma il 2009 potrebbe aver segnato in ogni caso l’inizio di questa nuova trasformazione dei costumi.
Infatti se il “burkini” non è ancora sceso in spiaggia, ha cominciato a farsi vedere nelle piscine. Il primo caso proprio quest’estate in una piscina di Verona, dove l’ingresso in acqua di una ragazza totalmente fasciata da questo tipo di costume ha sollevato molta curiosità ed anche qualche polemica.
Il testimone di Verona è però subito stato raccolto anche a Bologna, dove una società che gestisce diverse piscine ha fatto preparare una serie di costumi di tipo islamico (battezzati ormai da tutti come “burkini”) a disposizione di qualsiasi cliente che lo chiedesse, anche non mussulmane. Anche a Bologna non sono mancate polemiche. Ma voci scandalizzate ci sono sempre state ogni volta che qualcosa è cambiato nel costume o nella moda delle donne in spiaggia.

LA BOMBA ATOMICA E L’INVENZIONE DEL BIKINI (CHE IN ORIGINE SI CHIAMAVA “ATOME”)

Ci furono polemiche, articoli scandalistici, proteste di ben pensanti, anche quando nel 1946 due stilisti francesi, Louis Reard e Jacob Heim, inventarono il “bikini”, il costume da bagno femminile in due pezzi succinti (anzi è più corretto dire “reinventarono”, perché il due pezzi era conosciuto e portato anche dalle donne greche e romane). Inizialmente gli avevano dato nome “atome”, per sottolineare l’”esplosività” della loro invenzione richiamandosi alla potenza della bomba atomica. L’abbinamento concettuale ebbe tanto effetto, che quando gli americani, dopo Hiroshima e Nagasaki, a guerra finita, fecero esplodere, proprio quell’anno, un’altra bomba nel Pacifico, sull’atollo di Bikini (isole Marshall), l’evento fece tanto scalpore che anche il costume “atome” venne ribattezzato dai suoi inventori “bikini”, e da allora è diventato sempre più famoso.

Ed ancora oggi, stando sempre all’inchiesta del Codacons, è il costume preferito dalla stragrande maggioranza delle donne, al 94%, praticamente 9 donne su 10. Mentre sembra sparito dalle spiagge italiane il cosiddetto “costume intero”, che è portato ormai sono dal 5% delle turiste (anche se l’eventuale ventata della nuova moda del burkini potrebbe forse, nel prossimo futuro, rialzarne le sorti).

VARIAZIONI SUL TEMA: TANGA O PERIZOMA

Quanto al bikini c’è da dire che questa definizione non si riferisce più ad un unico tipo di costume, ma ne esistono diverse versioni, determinate soprattutto dalle dimensioni del pezzo inferiore (lato B): ovvero, accanto alla versione tradizionale (slip), anche la versione perizoma, quest’ultima con ulteriori sottospecie (tanga, brasiliana).

Il tanga sta compiendo quasi trent’anni; il suo lancio risale infatti al 1981, ad opera dello stilista Friederick Mellinger, che lo fece diventare un accessorio indispensabile per le donne di moda e di affari, anche se nei primi tempi (c’erano state prime avvisaglie di tanga anche a metà degli Anni ’70) si diceva che lo stesso tanga di vendeva, ma non si vedeva. Molte donne lo comperavano, ma poi no avevano il coraggio di indossarlo. Soprattutto nella versione costume da bagno.

La differenza fra tanga e perizoma sta principalmente nella (modica) quantità di stoffa sul “lato B” di chi l’indossa. Il tanga copre leggermente di più la parte centrale delle natiche, lasciando comunque scoperto tutto il profilo dei glutei fino ai fianchi.
Il perizoma fa lo stesso effetto sui fianchi, ma in piĂą (anzi in meno) si riduce ad una sorta di fettuccia sottilissima che copre solo la zona centrale del lato B, tendendo letteralmente a sparire in mezzo alle natiche. Per questo nei paesi di lingua ispanica viene chiamato “hilo dental” , o “fio dental”ÂŁ in portoghese.
Gli inglesi lo chiamano invece “thong”, che significa appunto “cinturino”, cinghia, laccio, ma anche correggia (un tipo di “finimento per cavalli”) o anche frustino. Un altro termine inglese per definire il perizoma è “string”, il cui primo significato è “corda”.

LO STRING, PRECURSONE DEL PERIZOMA, COMPIE 70 ANNI (FU INVENTATO NEI LOCALI DI STRIP TEASE)

Quanto all’invenzione del moderno perizoma, oltre agli stilisti, la primogenitura potrebbe essere invocata da un famoso politico italo-americano, Fiorello La Guardia, che divenuto sindaco di New York (il suo principale aeroporto è ancora intestato al suo nome), per mostrare un volto più pulito della città, in occasione della grande esposizione del 1939, ordinò alle ballerine di streap tease di coprirsi proprio “lì”. Nacque così ben 70 anni fa (buon compleanno) il “g-string”, che oggi chiamiamo appunto perizoma.

L’inchiesta di Codacons sul costume delle italiane in spiaggia è stata realizzata fra il 15 ed il 18 agosto di quest’anno. Dunque nei giorni clou della stagione, e può quindi essere considerata realmente “rappresentativa” (anche se lo stesso Codacons avverte non può essere considerata una rilevazione scientifica).

“SPALMIAMOCI LA CREMA”, IL “TORMENTONE” MANCATO

Cos’altro dire di questa estate del 2009? Passerà probabilmente allo storia come una delle poche estati che non ha avuto una canzone-“tormentone” per ricordarla (tanti successi, tanta musica anche buona, ma nessun successo che abbia fatto da colonna sonora principale di questa stagione… c’è andato vicino uno strano cantante che si definisce “romagnolo brasiliano”, Beto Bahia, con la canzone “Spalmiamoci la crema!”, che ha avuto tantissimo successo qui in Romagna, ma non è riuscito a “sfondare” a livello nazionale).

SCIOPERI E FISCO FRA GLI OMBRELLONI: UN’ESTATE CHE SA DI AUTUNNO

Avrebbe potuto passare alla storia, la vacanza del 2009, come la prima estate di “chiusura per sciopero” degli stabilimenti balneari di tutta la riviera romagnola. Ed in effetti il primo sciopero dei bagnini di salvataggio c’è stato (con corteo e distribuzione di volantini fra i turisti in spiaggia), ma i titolari degli stabilimenti hanno tenuto duro, resistendo anche all’ordinanza che imponeva loro di chiudere i propri bagni, in assenza di un adeguato servizio di sicurezza in mare. Così la riviera è rimasta “aperta”, i vacanzieri hanno continuato a fare il bagno e prendere il sole (diversi titolari degli stabilimenti si sono ricordati che anche loro in origine erano stati dei bagnini di salvataggio, ed hanno assicurato il servizio anche durante la protesta dei loro dipendenti). E’ rimasta aperta anche la vertenza per i rinnovo del contratto di lavoro dei “bay-watches” nostrani (30 euro l’aumento che loro chiedono ed i proprietari si rifiutano di concedere).
Il 2009 è stato anche l’anno dei controlli a tappeto del fisco fra gli ombrelloni ed i proprietari degli stabilimenti balneari (molti di loro dichiarano un reddito medio di soli 5mila euro)… scioperi, accertamenti del fisco, diciamocelo: quest’estate ha rischiato troppo di assomigliare ad un autunno.


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Andrea Musi

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