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20 Febbraio: il primo inno (sardo) d’Italia

Forse non tutti lo sanno, o lo ricordano, ma l’Italia ha ancora un inno provvisorio. “Fratelli d’Italia” di Goffredo Mameli (ma il vero titolo originale è “Canto degli Italiani”) è stato adottato “in via provvisoria” il 12 Ottobre 1946, e da allora non è più stato assunto alcun provvedimento che lo ufficializzasse in modo definitivo.
Ma pochissimi, crediamo, sanno che l’Italia ha anche un inno di riserva, o meglio che l’Inno di Mameli, ha un predecessore ufficiale… in lingua sarda.
Si tratta di “S’hymnu sardu nationale”, adottato da Casa Savoia come primo inno nazionale, nel 1844, quando l’Italia come espressione politica si chiamava ancora Regno di Sardegna.
“S’hymnu sardu nationale” era stato composto da Giovanni Gonella, musicista sassarese , su parole di Vittorio Angius, un ex sacerdote convertito alla causa liberale dell’Unità d’Italia, divenuto deputato al parlamento Subalpino.
L’inno sardo d’Italia è stato eseguito per la prima volta nel Teatro Civico di Cagliari proprio il 20 Febbraio1844. La sua ultima esecuzione ufficiale ha invece avuto luogo nel 1937 in occasione della cerimonia del conferimento della Rosa d’Oro, da parte di papa Pio XI, alla regina Elena di Savoia.
Ma non bisogna credere che sia andato totalmente in disuso: le sue note sono infatti riecheggiate al Quirinale almeno altre due volte, nel 1991 e nel 1992, in omaggio al presidente “sassarese” della repubblica Francesco Cossiga (la prima volta durante il tradizionale ricevimento degli ambasciatori stranieri; la seconda volta in occasione delle sue dimissioni da Capo dello Stato).
E’ stato nuovamente eseguito nel 2001 in occasione dei funerali dell’ultima regina italiana, Maria Josè di Savoia, per suo espresso desiderio.

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IL TESTO DELL’INNO NAZIONALE SARDO
“S’HYMNU SARDU NATIONALE”

Traduzione in italiano (il testo ufficiale è in sardo)

Iddio conservi il Re
Salvi il Regno Sardo
E gloria allo stendardo
Conceda del suo Re!
Che in noi languisca l’animo
E infermesi il valore,
Per forza e per terrore
Non mai temere o Re.
Iddio conservi il Re…
Uno contro cento intrepidi
A spalle e a mitraglie,
Su valli e su muraglie
Noi correremo, o Re.
Iddio conservi il Re…
Solo in sua morte cedere
Soleva il Sardo antico,
NĂ© vivi all’inimico
Noi cederemo, o Re.
Iddio conservi il Re…
Da fidi valent’uomini
Se nati ci vantiamo,
Ben proverem che siamo
Noi loro figli, o Re.
Iddio conservi il Re…
Di mostrarti cupidi
La fede e il loro amore,
Le vene in grande ardore
Sentono i Sardi, o Re.
Iddio conservi il Re…
Indica un avversario,
E orrendo dal lor cuore
Tonar s’udrĂ  il furore
Ad un tuo cenno, o Re.
Iddio conservi il Re…
Comanda ciò che piacciati
Foss’anche troppo duro,
Ad esser sicuro
Che sarĂ  fatto, o Re.
Iddio conservi il Re…
La forza che mirabile
Sentirono i Romani,
E prima gli africani
Potrai vedere, o Re.
Iddio conservi il Re…
La forza che altri barbari
Poteva giĂ  domare
SaprĂ  far operare
Solo un tuo cenno, o Re.
Iddio conservi il Re…
I fidi e valent’uomini
O vedi tu contento
Che a te in qualunque evento
Quali fu, saranno, o Re
Iddio conservi il Re
Salvi il Regno Sardo
E gloria allo stendardo
Conceda del suo Re!

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MAMELI, UN INNO IN BILICO:
DAI SOSPETTI DI PLAGIO
ALLE PROPOSTE DI SOSTITUZIONE

L’Italia si trova quindi con un inno ufficiale in lingua sarda (non più utilizzato, ma nemmeno mai abrogato) ed un inno nazionale, “Fratelli d’Italia”, ancora provvisorio.
Sul suo autore Goffredo Mameli, patriota genovese, pende per giunta un sospetto di plagio. Parrebbe infatti che le parole dell’inno (musicato da Michele Novaro) lo stesso Mameli, ricercato dalla polizia, le avesse trovate giĂ  scritte fra le carte di un frate, Anastasio Cannata, che gli aveva dato rifugio in un convento ligure. Il frate era un poeta dilettante, aveva composto alcuni versi “Fratelli d’Italia/ l’Italia s’è desta/ dell’elmo di Scipio/ s’è cinta la testa” e li aveva lasciati fra le carte del suo scrittoio. Mameli evidentemente una “sbirciatina” gliela diede. La diffusione del nuovo inno, nell’infiammato clima risorgimentale del 1847 (siamo alla vigilia dei famosi moti del ’48 e delle cinque giornate di Milano), fu rapidissima. Tutti lo cantavano. E quando il povero frate Cannata se ne accorse, non gli restò che comporre un nuovo verso “Meditai robusto canto/ ma venali menestrelli/ mi rapinar dell’arpa il vanto”.

Mameli, come è noto, morì giovanissimo per un’infezione da ferita di baionetta (infertagli per errore da un commilitone) durante la difesa della seconda Repubblica Romana (6 Luglio 1849), ma il suo inno ha accompagnato tutta l’epopea risorgimentale italiana.

In effetti lo spirito e l’aria dell’inno sono fortemente marcati dalla retorica patriottica e guerresca del tempo (del resto il principale riferimento di Mameli e del musicista Novaro era stata La Marsigliese, un canto di guerra anch’esso).

Negli ultimi decenni si discusso più volte, in sedi ufficali e non, sull’opportunità di optare per un inno più solenne e pacifico. Anche per questo l’ufficialità di Fratelli d’Italia non è mai stata definitivamente sancita per legge. La principale alternativa è indicata nel “Va pensiero” di Giuseppe Verdi, ma anche a questo proposito esistono perplessità (non certo sulla musica, ma sul testo e per certi versi anche sul suo autore). In realtà “Va pensiero” non contiene alcun riferimento specifico all’Italia. E’ il canto di un popolo, quello ebreo, sconfitto ed esiliato. Ed anche il suo autore, Giuseppe Verdi, pare che non abbia brillato granchè per coraggio patriottico. Quando infatti fu chiamato dalla polizia austriaca a rendere conto delle supposte allusioni sovversive e “carbonare” della sua opera, il musicista piuttosto pavidamente risposte che lui ci aveva messo solo la musica, “Le parole? Io non c’entro. Quelle le ha scritte Temistocle Solera…“. Con il risultato di costringere il povero Solera (nato a Ferrara nel 1815, morto a Milano nel 1878) a fuggire per evitare di essere arrestato.

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AGENDA STORICA DEL 20 FEBBRAIO

1724: LA PRIMA DEL GIULIO CESARE, opera in italiano di George Frideric Handel. Debutta a Londra.

1798: PIO VI FUGGE DA ROMA. Il pontefice è costretto a lasciare la città occupata dalle truppe francesi.

1816: LA PRIMA DEL BARBIERE DI SIVIGLIA. L’opera di Gioacchino Rossini va in scena per la prima volta al Teatro Argentina di Roma.

1872: METROPOLITAN MUSEUM. Viene inaugurato a New York quello che diventerà uno dei più importanti musei d’arte del mondo.

1909: FUTURISMO. Filippo Tommaso Marinetti pubblica su Le Figarò il “Manifesto del Futurismo”..

1958: CASE CHIUSE. Viene definitivamente approvata in Italia la legge Merlin, che sospende la regolamentazione della prostituzione nelle case di tolleranza.

1962: IL PRIMO AUSTRONAUTA USA. John Gleen, a bordo della capsula “Friendship 7” della serie Mercury, compie tre orbite attorno alla terra in 4 ore e 55 minuti. Diventa il secondo uomo nella storia (dopo il russo Gagarin) ad aver volato nello spazio, ed il primo cosmonauta americano.

1986: MILAN. L’imprenditore Silvio Berlusconi compera l’AC Milan.

1995: BOLOGNA. Dopo un lungo periodo di chiusura per restauri, riapre l’Arena del Sole.

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COMPLEANNI E LUTTI

Il 20 Febbraio vengono al mondo il fisico austriaco Ludwig Boltzmann (1844-1906), lo scrittore francese Georges Bernanos (1888-1948), il regista americano Robert Altman (1925-2006), il cantante Johnny Dorelli (1937), il primo ministro britannico Gordon Brown (1951), la modella Usa Cindy Crawford (1966), il musicista Kurt Cobain (1967-1994) e la cantante barbadiana Rihanna (1988).

Nello stesso giorno ci lasciano la scrittrice tedesca Brigitte Reimann (1933-1973), l’allenatore Nereo Rocco (1912-1979) ed il politico radicale Luca Coscioni (1967-2006)


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