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2 Agosto, 30 anni: l’Associazione Familiari pensò di sciogliersi nell’88

Inizialmente doveva essere un’associazione provvisoria: sarebbe rimasta in vita giusto il tempo di scoprire chi e perché aveva lasciato una bomba assassina nella stazione di Bologna il 2 agosto 1980. E in effetti dopo la sentenza di primo grado nell’88, fu a un passo dallo scioglimento. Ma consiglieri e parenti si opposero e così l’associazione che riunisce i feriti e i familiari delle vittime della strage della stazione – prima di questo tipo in Italia, istituita il primo giugno 1981 – andò avanti. “Da allora nessuno ha più pensato di smettere”, spiega Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dal 1996. Un incarico che gli viene confermato di anno in anno (ogni 2 agosto, come prevede lo statuto) dopo aver raccolto l’eredità di Torquato Secci, di Terni, primo e storico presidente dell’associazione e padre di Sergio, morto a 24 anni dopo cinque giorni di agonia. “Torquato è stato per me un secondo padre – confessa – Era uno che credeva nell’associazione e nella possibilità di riuscire a fare di più rispetto alle altre stragi”. Quel giorno di 30 anni fa in stazione c’era anche l’unico figlio di Bolognesi, che rimase gravemente ferito. Oggi vive a Londra e fa il fotografo. “Fa il tifo per me ma preferisce stare lontano. E alle commemorazioni non viene”, ammette spiegando di comprendere le sue difficoltà. “E’ vero che crediamo nella memoria ma, dal punto di vista personale, ricordare è durissimo. Anche per me ad esempio più passa il tempo e più mi commuovo”. Nell’81 a volere fortemente l’associazione furono soprattutto Secci, Bolognesi e altri due parenti. “Ci rendemmo conto che bisognava far sentire una sola voce anziché continuare a fare manifestazioni separate, io a Bologna e lui a Terni – racconta – Così abbiamo buttato giù lo statuto e mandato una lettera ai parenti prendendo i nomi dagli elenchi della prefettura. Alla prima riunione vennero 40-50 persone”. Ma in pochissimo tempo gli iscritti schizzarono a 300 tra feriti e familiari delle vittime, e oggi sono poco più di 300. L’associazione ha un Consiglio con 21 componenti, tra cui il presidente e due vicepresidenti. La più giovane ha 32 anni. I consiglieri si riuniscono all’incirca ogni due mesi venendo da Puglia, Campania, Lazio, Lombardia, Veneto. Si discute degli argomenti da inserire nel discorso letto in piazza dal presidente per l’anniversario, del manifesto o di altre iniziative. In particolare, il discorso viene discusso e votato a maggioranza il giorno prima. E ogni 2 agosto gli iscritti si incontrano nel pomeriggio. “I rapporti tra noi vanno aldilà della commemorazione – precisa Bolognesi – Capita che ci si ritrova anche a cena fuori, in fondo non vogliamo essere l’anticamera di un cimitero”. Da una quindicina di anni la sede è in via Polese, non molto lontano dalla stazione, e ha un ampio archivio. Sono state 142 le tesi di laurea scritte consultando i documenti dell’associazione e dedicate in tutto o in parte alla strage.
Ma oltre agli inevitabili momenti di scoramento e delusione, in 30 anni non è mancata la voglia di smettere. “Ricordo che, dopo il processo di primo grado e le prime condanne, proprio io e Secci abbiamo proposto di sciogliere l’associazione. Ma gran parte dei consiglieri dissero ‘No, aspettiamo l’appello. E da allora nessuno ci ha più pensato”.
(Servizio di Michela Suglia – Ansa)


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