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18 Maggio 1988: la morte di “Un uomo perbene”, il caso Tortora

Dopo aver resistito per anni alla malattia, la mattina del 18 Maggio 1988 il noto giornalista e conduttore televisivo Enzo Tortora, nella sua casa di Milano, si arrende al tumore che lo minava da anni; un tumore che quasi certamente era stata la conseguenza fisica e psichica della travagliata odissea giudiziaria che, innocente, aveva dovuto vivere per anni fra carcere e tribunali, per confutare una terribile, assurda, accusa di traffico di cocaina, attribuitagli da strani e pluripregiutica personaggi della malavita organizzata napoletana. Sulla sua vicenda il regista Maurizio Zaccaro ha girato anche un film, “Un uomo per bene”, con l’attore Michele Placido nel ruolo del protagonista.

Tutto ha inizio il 17 Giugno 1983 quando le televisioni di tutta Europa mostra le immagini del notissimo presentatore televisivo con le manette, mentre gli agenti eseguono il mandato di arresto deciso dal giudice istruttore sulle false accuse di un pentito della camorra.

L’accusa, di essere un corriere della droga, si basano sulle dichiarazioni di Giovanni Pandico, il pentito, e di altri pregiudicati, come Giovanni Melluso detto “Gianni il Bello” e Pasquale Barra, noto per la sua violenza (in carcere aveva sgozzato uno dei gangster più in vista della mala milanese, Francis Turatello, mangiandogli pure il cuore). A questi si aggiungeranno in seguito altri 8 imputati del processo alla “Nuova Camorra Organizzata”, fra i quali spicca un altro assassino spietato, Michelangelo D’Agostino detto il “Killer dei Cento Giorni”. Tutti accusano Enzo Tortora di aver smerciato droga. Si aggiungono al coro degli accusatori anche un pittore di dubbia fama, Giuseppe Margutti, con precedenti per truffa e calunnia, e sua moglie Rosalba Castellini, che dichiareranno di aver visto con i loro occhi Tortora mentre spacciava cocaina negli studi di Antenna 3, emittente privata nel quale il conduttore aveva in effetti lavorato dopo il suo primo allontanamento dalla Rai, agli inizi degli Anni Settanta, in seguito ad un’intervista al settimanale Oggi in cui aveva criticato la conduzione dell’ente radiotelevisivo di stato, definendolo “un jet supersonico pilotato da un gruppo di boy-scouts che litigano ai comandi, rischiando di mandarlo a schiantarsi sulle montagne”.


Tutte le accuse, e l’intera inchiesta, si basano su un’unica “prova” concreta: un’agendina ritrovata nell’abitazione di un camorrista nella quale compare, scritto a penna, il nome di Tortora, con a fianco un numero di telefono. Peccato che il telefono non corrisponde affatto a quello di Tortora, e che, in seguito ad una più accurata perizia calligrafica, il nome non risulterà essere quello del presentatore televisivo, bensì quello di un certo Tortona.

Verrà inoltre provato che l’unico contatto effettivamente esistito fra Tortora e Giovanni Pandico, il suo primo e principale accusatore, risaliva ai tempi della nota trasmissione “Portobello” ideata e presentata dalla stesso Tortora.

Pandico aveva inviato alcuni centrini realizzati in carcere perché venissero venduti all’asta di beneficenza dello stesso programma televisivo. La redazione di Portobello li aveva smarriti, e lo stesso Enzo Tortora aveva scritto una lettera di scuse a Pandico, accludendo un assegno di 800mila lire come rimborso per i centrini andati perduti.

Pandico, personaggio dalla natura schizofrenica e paranoica, non era stato però soddisfatto dalla lettera di scuse di Tortora, aveva anzi comunciato a nutrire nei suoi confronti una sorta di fissazione accompagnata a sensi di vendetta, giungendo a tempestare lo stesso presentatore di lettere che assumevano nel tempo un crescente carattere minaccioso.

Matura così nell’ambiente malavitoso frequentato dallo stesso Pandico, in carcere e fuori, la strana coincidenza di accuse e “si dice” su Tortora, che porterà infine al suo arresto, decretato dai magistrati inquirenti Lucio Di Pietro e Felice Di Persia.

Enzo Tortora sconta ben sette mesi di carcere, durante i quali riesce a parlare solo tre volte con i magistrati che lo accusano. Dopo sette mesi fra le sbarre, Tortora ottiene gli arresti domiciliari per motivi di salute: la malattia che lo porterà alla morte, aveva già cominciato il suo cammino.

Nei suoi ricordi, lo stesso Tortora, ricorderà l’angoscia del suo periodo carcerario (l’angoscia di chi si sente innocente ed al tempo stesso schiacciato da meccanismi più grandi di lui), e parlerà anche degli strani sogni che faceva allora, come quello di vedersi come ladro di appartamenti assieme ai suoi compagni di cella…

Nel Giugno del 1984 Enzo Tortora viene eletto deputato del partito radicale al Parlamento Europeo. Il suo è diventato ormai un caso giudiziario che divide il paese in innocentisti e colpevolisti.

Molti dubitano del lavoro dei magistrati che hanno condotto l’inchiesta, ma questi ultimi non recedono nemmeno di un passo ed il 17 Settembre 1985 ottengono in prima istanza la condanna di Tortora a dieci anni di carcere, soprattutto in base alle accuse dei pentiti.

Il successivo 9 Dicembre 1985 il Parlamento Europeo respinge però all’unanimità l’ulteriore richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Tortora, membro dello stesso parlamento, per l’accusa di oltraggio a magistrato in udienza. L’accusa si riferiva ad uno scambio di battute fra Tortora ed il pubblico ministero Diego Marmo durante un’udienza del processo parallelo alla Nuova Camorra Organizzata: “E’ diventato deputato con i voti della camorra!” aveva esclamato il magistrato, “E’ un’indecenza!” aveva replicato urlando Enzo Tortora.

Nel negare l’autorizzazione a procedere il Parlamento Europeo parla chiaramente di “fumus persecutionis”. Tortora farà di più:il 31 Dicembre 1985 si dimetterà da europarlamentare, rinunciando all’immunità parlamentare, e sottoponendosi agli arresti domiciliari.

Ma il 15 Settembre dell’anno dopo, il 1986, lo stesso Tortora verrà assolto con formula piena dalla Corte d’Apello di Napoli; i giudici d’appello smontano in tre parti le accuse dei camorristi, per i quali si prospetta un processo per calunnia; secondo questi giudici, infatti, gli accusatori del presentatore, tutti legati fra loro da vincoli di clan, avevano dichiarato il falso al solo scopo di ottenere sconti di pena; altri accusatori, come il pittore Margutti, avevano invece cinicamente approfittato della situazione solo per farsi pubblicità.

Lo stesso giudice Michele Morello, protagonista della sentenza assolutoria, ha raccontato così al programma televisivo “La Storia Siamo Noi” come andarono le cose in appello: “Per capire bene come era andata la faccenda, ricostruimmo il processo in ordine cronologico: partimmo dalla prima dichiarazione fino all’ultima e ci rendemmo conto che queste dichiarazioni arrivavano in maniera un po’ sospetta. In base a ciò che aveva detto quello di prima, si accodava poi la dichiarazione dell’altro, che stava assieme alla caserma di Napoli. Andammo a caccia di altri riscontri in Appello, facemmo circa un centinaio di accertamenti: di alcuni non trovammo riscontri, di altri trovammo addirittura riscontri a favore dell’imputato. Anche i giudici, del resto, soffrono di simpatie e antipatie… E Tortora, in aula, fece di tutto per dimostrarsi antipatico, ricusando i giudici napoletani perché non si fidava di loro e concludendo la sua difesa con una frase pungente: «Io grido: “Sono innocente”. Lo grido da tre anni, lo gridano le carte, lo gridano i fatti che sono emersi da questo dibattimento! Io sono innocente, spero dal profondo del cuore che lo siate anche voi.»”.

Ottenuta l’assoluzione, finalmente riabilitato, per Enzo Tortora si riaprirono le porte della RAI, per ricominciare il suo programma Portobello. Lo stesso Tortora, emozionato, il 20 Febbraio 1987, alla sua prima apparizione di nuovo in Rai, salutò il pubblico con poche parole, diventate però famose: “Dunque, dove eravamo rimasti? Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche. Una me la consentirete: molta gente ha vissuto con me, ha sofferto con me questi terribili anni. Molta gente mi ha offerto quello che poteva, per esempio ha pregato per me, e io questo non lo dimenticherò mai. E questo “grazie” a questa cara, buona gente, dovete consentirmi di dirlo. L’ho detto, e un’altra cosa aggiungo: io sono qui, e lo sono anche per parlare per conto di quelli che parlare non possono, e sono molti, e sono troppi; sarò qui, resterò qui, anche per loro. Ed ora cominciamo, come facevamo esattamente una volta…

La assoluzione definitiva sarà pronunciata dalla Corte di Cassazione il 17 Giugno 1987, quattro anni dopo dall’inizio del suo incubo giudiziario.

L’eco del caso Tortora porterà quello stesso anno a promuovere un referendum sulla responsabilità civile dei magistrati in caso di clamorosi e pervicaci errori giudiziari come quello del presentatore televisivo. L’80% dei votanti si espresse in favore di tale responsabilità a carico dei magistrati, ma non risulta che nessuno dei pubblici ministeri napoletani che fecero scontare ingiustamente il carcere a Tortora, abbia subito il benché minimo procedimento disciplinare, ed hanno anzi proseguito le proprie carriere, avanzando di grado e retribuzione mentre Tortora veniva sopraffatto dal tumore che aveva contratto in carcere.

Oggi Tortora è ricordato da una piazza a lui intitolata a San Benedetto del Tronto; nel 2008 il Comune di Genova, sua città natale, gli ha intitolato una galleria; nel 2009 il Comune di Napoli gli ha intitolato una via. Tortora è legato a che a Bologna, dove negli anni ’70, ha diretto “il Nuovo Quotidiano”.

La sua carriera televisiva era cominciata in Rai negli Anni Cinquanta con il programma “Campanile Sera” di Mike Buongiorno; ottenne poi vastissima popolarità presentando “La Domenica Sportiva” dal 1965 al 1969; per essere poi consacrato dal successo di “Portobello”, in onda dal 1977 all’93 (più una breve ripresa nel 1987), programma che arrivò a registrare una media di oltre 26 milioni di telespettatori a puntata.
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AGENDA STORICA DEL 18 MAGGIO

1593: Viene emesso un mandato di arresto per Christopher Marlowe con l’accusa di eresia.

1652: Per la prima volta nel Nord America la schiavitù viene considerata illegale. E’ lo stato del Rhode Island a dichiararlo per legge.

1804: Il Senato francese proclama Napoleone “Imperatore”.

1896: Milletrecentottantanove persone muoiono, a Mosca, calpestate dalla folla durante i festeggiamenti per l’incoronazione dello zar Nicola II di Russia.

1910: La Terra viene “investita” dalla coda della Cometa di Halley.

1936: A Tokio il gangster Kichizo Ishida viene accidentalmente strangolato dalla sua amante durante un rapporto di “sesso estremo”. Ishida era un “gasper”, dedito cioè alla pratica del sesso abbinata agli effetti dell’asfissia provocata da parziali strangolamenti. In quel caso si era fatto legare la cintura del kimono della sua amante attorno al collo. Ma lo strangolamento troppo spinto ne provocò la morte. A quel punto la vicenda, oltre che di macabro-grottesco, si tinse di autentica follia. La donna, dopo la sua morte, gli taglio il pene e lo scroto con una mannaia da macellaio, e li portò in giro vagando inebetita per la città fino a quando non fu arrestata… tre giorni dopo.

1944: Battaglia di Montecassino: i tedeschi evacuano il monte dell’Abbazia; le forze alleate catturano la posizione, costata oltre 20mila caduti.

1953: Jacqueline Cochran è la prima donna a superare la barriera del suono, volando su un F-85 Sabrejet a 1.049,83 km/ora.

1958: Un F-104 Starfighter stabilisce il record mondiale di velocità a 2.259,82 km/orari.

1974: L’India fa esplodere la sua prima bomba atomica. Il progetto che ha portato il paese asiatico a divenire la sesta potenza nucleare del mondo, era stato eufemisticamente battezzato dalle autorità indiane “Buddha Sorridente”.

1975: La Juventus vince il suo decimo scudetto; due anni dopo, 1977, nello stesso giorno, vincerà anche la Coppa Uefa.

1990: Il TGV Atlantique conquista il record di velocità su ferrovia, toccando i 515,3 km/orari.

2004: Randy Johnson è il quindicesimo lanciatore nella storia del baseball moderno ad effettuare la “partita perfetta” eliminando tutti i 27 battitori degli Atlanta Braves.
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COMPLEANNI E LUTTI

Il 18 Maggio nascono il filosofo e matematico gallese Bertrand Russell (1872-1970), il pontefice Giovanni Paolo II (1920-2005), il magistrato Giovanni Falcone (1939-1992), il politico e magistrato Giuseppe Ayala (1945), il cantautore Paolo Vallesi.

Nello stesso giorno cessano di vivere, oltre al già citato Enzo Tortora (1926-1988), il filosofo Pietro Pomponazzi (1462-1525), il drammaturgo francese Pierre Augustin Caron De Beaumarchais (1732-1799), lo scrittore e poeta inglese George Meredith (1828-1909), lo scultore e pittore Pietro Cascella (1921-2008).


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