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15 Ottobre: Napoleone va in esilio, nasce il Corpo degli Alpini

E’ il primo giorno – il 15 Ottobre 1562 – del nuovo calendario gregoriano che sostituisce il vecchio calendario giuliano, che ormai aveva accumulato uno sfasamento di ben 10 giorno rispetto al ciclo astronomico del Sole e delle stagioni.

UN CORO DI FRATI SUGGERISCE A GIBBON L’IDEA DELLA CADUTA DELL’IMPERO ROMANO…

gibbonNel 1764, è proprio in 15 Ottobre il giorno in cui Edward Gibbon, considerato il Voltaire inglese, osservando un gruppo di frati scalzi che cantano vespri fra le rovine del Tempio di Giove a Roma, trae da questa scena l’ispirazione per scrivere quella che diventerà la sua opera storica più monumentale e più nota: “Declino e caduta dell’Impero Romano”. L’opera, al di là del suo rigore storico, fu scritta anche con un preciso intento politico e filosofico (su “pressione” del ministro conservatore Lord Rockingham per il quale lavorava lo stesso Gibbon) ovvero attribuire al Cristianesimo ed alle sue idee egualitaristiche la responsabilità della caduta dell’Impero Romano, mettendo così in guardia gli stessi inglesi da un analogo rischio per quanto riguardava l’Impero Britannico. Gibbon ha vissuto anche in Francia ed in Italia. In Francia corteggiò la moglie di Jaques Necker il ministro delle finanze di Luigi XVI. Ma fu Roma, più di ogni altra cosa, a scuoterne l’animo e gli interessi intellettuali. Pur definendosi un uomo freddo e poco sensibile agli entusiasmi, confessò che a Roma solo dopo “diversi giorni di estrema eccitazione” riuscì a riprendere il proprio autocontrollo di studioso. Per sottolineare comunque l’ignoranza imperante ai suoi tempi, lo stesso Gibbon racconta che quando presentò ad un importante aristocratico inglese il suo ponderoso saggio sulla Caduta dell’Impero Romano, fu accolto da questo giudizio: «Un altro maledetto libro, spesso e pesante! Sempre a scribacchiare, scribacchiare e scribacchiare! Eh, Mr. Gibbon?!»

NAPOLEONE IN VIAGGIO PER IL FATALE ESILIO DI SANT’ELENA

Napoleone su letto di morteFacciamo un salto di quasi mezzo secolo rispetto a Gibbon, quanto basta per registrare l’ascesa e caduta di un altro impero, quello di Napoleone: il 15 Ottobre 1815 inizia ufficialmente il suo esilio sull’isola di Sant’Elena nell’Oceano Atlantico, dove arriverà il giorno dopo, con un piccolo seguito di fedelissimi, a bordo della nave da battaglia inglese “HMS Northumberland”. Napoleone morì nella stessa isola il 5 Maggio di sei anni dopo. L’autopsia accertò che la causa delle morte fu un tumore allo stomaco, ma quasi subito si diffusero i sospetti di un avvelenamento con l’arsenico che gli sarebbe stato somministrato a piccole dosi nel tempo, dal suo “carceriere” inglese, sir Hudson Lowe, che fu criticato dagli stessi connazionali per l’estrema durezza del trattamento da lui riservato a Napoleone.

Funerali NapoleoneLa prima sepoltura di Napoleone fu nella stessa isola di Sant’Elena. Le spoglie vennero riesumate e restituite ai francesi solo l’8 Ottobre del 1840 (la salma fu ritrovata intatta – anche per l’effetto conservate dell’arsenico secondo i sostenitori della tesi dell’avvelenamento – vestito nell’uniforme di colonello dei cacciatori della guardia. Toccherà nuovamente il suolo francese il 29 Novembre dello stesso anno a Chebourg, salutato da salve di cannone delle navi presenti nel porto. Il 15 Dicembre 1849 venne quindi celebrato a Parigi il “secondo” solenne funerale di Napoleone, con onori di rango imperiale. Il feretro venne posto su un carro trainato da 16 cavalli e fatto passare sotto l’arco di trionfo. Il fedelissimo generale Bertrand che aveva seguito Napoleone per tutto il suo esilio a Sant’Elena, fu incaricato di porre la spada ed i copricato dell’imperatore sulla bara, ma fu tradito dall’emozione e dovette essere sostituito da un altro generale. Le spoglie di Napoleone vennero quindi deposte nella cappella di Saint-Jérôme, nell’attesa che fosse ultimato il sacrario definitivo presso la cattedrale di Saint-Louis des Invalides, che fu ultimato nel 1861.

tombadiNapoleoneIIl sarcofago in quarzite rossa della Finlandia in cui riposa tuttora Napoleone è composto, al suo interno, da ben 6 bare: dalla più interna alla più esterna abbiamo una bara in lamiera e poi una in mogano, due bare in piombo, una di ebano e l’ultima in legno di quercia. Intorno al sarcofago c’è un loggiato circolare decorato con enormi statue raffiguranti dodici Vittorie. La maschera funeraria è conservata invece presso l’Accademia degli Euteleti a San Miniato in provincia di Pisa, città dove gli antenati dell’imperatore avevano risieduto.

IL GENERALE PERRUCCHETTI, PADRE DEL CORPO DEGLI ALPINI

Il 15 Ottobre è un giorno decisamente “marziale”, non solo per le vicende legate ad uno dei più grandi condottieri della storia, Napoleone, ma anche per la storia militare italiana. In questo stesso giorno, infatti, “nascono” due importanti corpi militari: nel 1822 il re Carlo Felice di Savoia istituisce il Corpo Forestale dello Stato (incluso nel 1981 fra le cinque forze di polizia, anche con compiti di protezione civile); mentre nel 1872, per intuizione del generale e senatore italiano Giuseppe Domenico Perrucchetti, e con il supporto del generale Cesare Ricotti-Magnani, viene fondato il glorioso Corpo degli Alpini.
Giuseppe_PerruchettiGià nel Marzo di quell’anno (1872) Perrucchetti aveva scritto sulla Rivista Militare Italiana un articolo intitolato “”Considerazioni su la difesa di alcuni valichi alpini e proposta di un ordinamento militare territoriale della zona alpina“. Nello stesso saggio Perrucchetti suggeriva inoltre che le persone più adatte a far parte di questo tipo di corpo militare fossero proprio le genti di montagna, dotate del necessario spirito di sopravvivenza e della forza e robustezza necessarie per affrontare le veglie, i rigidi inverni, le lunghe marce ad alta quota. Di fatto gli alpini considerano tutt’oggi il generale Perrucchetti il “padre” del loro Corpo. Anche se in realtà, pur avendone posto le basi, non ne fece mai parte.

LA FUCILAZIONE DI MATA HARI. OTTO MILITARI SU 12 “SBAGLIARONO MIRA

Mata-Hari3webIl 15 Ottobre è legato anche ad altre fatidiche sentenze del “tribunale della storia” nei confronti di una celebre spia, Mata Hari, e di due importanti figure del Secondo Conflitto Mondiale, il politico collaborazionista francese Pierre Laval, ed il fondatore della Gestapo, Hermann Göring.
Il 15 Ottobre 1917 è il giorno in cui viene fucilata in Francia la celebre soubrette di origine olandese, Mata Hari (il suo vero nome era Margaretha Geertruida Zelle) considerata una spia dei tedeschi. Il suo comportamento di fronte alla morte è stato estremamente dignitoso e coraggioso. Il plotone di esecuzione le presentò le armi, e lei ricambiò più volte il saluto con cortesi cenni del capo. Rifiutò la benda per guardare davanti a sé i dodici reduci dal fronte cui era stato assegnato il compito di giustiziarla. Uno di essi, secondo la regola, aveva il fucile caricato a salve. Degli undici colpi effettivi, otto “sbagliarono mira” (forse una forma di estrema galanteria dei soldati francesi), uno colpì un ginocchio, un altro il fianco, il terzo centrò invece il cuore.

Il comandante del plotone le sparò quindi un ultimo ed inutile colpo di grazia alla nuca. Il corpo di Mata Hari non fu reclamato da nessuno. All’Istituto di Medicina Legale di Parigi fu sezionato prima della sepoltura. Venne conservata la testa, che però fu trafugata negli Anni Cinquanta e da allora non se ne ebbe più notizia.

IL COLLABORAZIONISTA PIERRE LAVAL PORTATO IN COMA DAVANTI AL PLOTONE

LavalIl 15 Ottobre 1945 ancora all’opera in Francia un plotone di esecuzione: viene giustiziato per tradimento l’ex primo ministro del regime collaborazionista di Vichy, Pierre Laval. Il processo fu estremamente burrascoso a causa dell’odio che si era accumulato sull’imputato, ed anche per il suo atteggiamento di sfida. Alla fine gli venne impedito di parlare. Ed il suo avvocato si rifiutò, per protesta, di pronunciare l’ultima arringa difensiva, ritenendo che il verdetto fosse già stato scritto. La sentenza fu in effetti sbrigativamente eseguita poche ore dopo la conclusione del processo. Laval tentò di suicidarsi con il cianuro, ma fu sottoposto ad una lavanda gastrica e portato semi-incosciente davanti al plotone di esecuzione.

GORING SI SOTTRAE AL PATIBOLO DI NORIMBERGA CON IL CIANURO

GoringL’anno dopo, 1946, nello stesso fatidico giorno, il 15 Ottobre, con il cianuro riuscirà invece a sottrarsi al patibolo uno dei più stretti collaboratori di Hitler, destinato probabilmente a divenire il suo sucessore, Hermann Göring, fondatore della temibile Gestapo, la polizia nazista. Condannato a morte mediante impiccagione per crimini di guerra dal Tribunale di Norimberga, Göring, riuscì a suicidarsi con il veleno poche ore prima della sua esecuzione.

il grande dittatoreCon le esecuzioni di Norimberga si chiudeva il luttuoso capitolo del Terzo Reich e della follia di Hitler, follia che nel 1940, per coincidenza sempre nello stesso giorno, 15 Ottobre, era stata evidenziata e combattuta con l’arma della satira con l’uscita del film “Il Grande Dittatore” di Charlie Chaplin.

NAUFRAGA IL PRIMO SOTTOMARINO MILITARE

Altri eventi storici legati al 15 Ottobre fra imprese di guerra ed opere di pace riguardano il tragico test (1863) del primo sottomarino militare degli Stati Confederati d’America, il “CSS Hunley” che affonda con il suo inventore, Horace Lawson Hunley, e sette uomini di equipaggio; nel 1878 inizia la sua attività la Edison Electric Company; nel 1939 viene inaugurato l’aeroporto di New York che sarà in seguito intitolato al sindaco italo-americano Fiorello La Guardia.

MUORE LEONARDA CIANCIULLI, LA SERIAL KILLER DI CORREGGIO CHE TRASFORMAVA LE SUE VITTIME IN SAPONE E DOLCI

leonarda_cianciulliIl 15 Ottobre 1970 muore, nel manicomio criminale di Pozzuoli, all’età di 77 anni, Leonarda Cianciulli, stravagante ed inquietante figura femminile di serial killer, passata alle cronache come “La saponificatrice di Correggio”, proprio per la consuetudine di trasformare i resti delle sue vittime in sapone (che donava a vicini e conoscenti). La Cianciulli era originaria del Sud, ma è dopo il suo trasferimento in Emilia che inizierà la sua lucida follia criminale. A Correggio si fa conoscere e campa come sensale di matrimoni, cartomante, e con un piccolo commercio di abiti usati. Quando spariscono dal paese tre donne (Faustina Setti, Francesca Soavi, Virginia Cacioppo) che l’avevano a lungo frequentata, si alimentano i primi sospetti su di lei, alimentati anche dal fumo del suo camino sempre all’opera anche d’estate. Le indagini faranno infatti la macabra scoperta che Leonarda Cianciulli non solo aveva ucciso a sangue freddo le tre donne, ma ne aveva anche sezionato i corpi, e gettati i resti i un grande pentolone per farne sapone ed in parte li aveva utilizzati anche come ingrediente umano per i suoi dolci che erano apprezzati e famosi in tutto il paese.
Pare che per lei quelle uccisioni avessero anche il significato di “sacrifici umani” per scongiurare la morte in guerra dei figli, verso i quali si mostrò sempre ossessivamente protettiva. Quando, ad esempio, durante il processo venne adombrato il coinvolgimento di uno dei suoi figli nell’eliminazione dei cadaveri, ritenuta troppo laboriosa e faticosa per una donna minuta come lei, la stessa Cianciulli si offrì di dare una dimostrazione pratica (che l’avrebbe definitivamente inchiodata come prova alle accuse contro di lei). Pare quindi che sia stata accompagnata di nascosto in un obitorio dove con pochi attrezzi riuscì a sezionare e smembrare un cadavere in meno di dodici minuti.

museo-crimine-giugno-2009Lei stessa, nel memoriale scritto durante la detenzione nel manicomio criminale, ha descritto la fine che fece fare alle sue vittime. Di Faustina Setti, la sua prima vittima, un’anziana semianalfabeta che la Cianciulli aveva irretito con un possibile marito che l’attendeva a Pola, annota: «Gettai i pezzi nella pentola, aggiunsi sette chilogrammi di soda caustica, che avevo comprato per fare il sapone, e rimescolai il tutto finché il corpo sezionato si sciolse in una poltiglia scura e vischiosa con la quale riempii alcuni secchi e che vuotai in un vicino pozzo nero. Quanto al sangue del catino, aspettai che si coagulasse, lo feci seccare al forno lo macinai e lo mescolai con farina, zucchero, cioccolato, latte e uova, oltre a un poco di margarina, impastando il tutto. Feci una grande quantità di pasticcini croccanti e li servii alle signore che venivano in visita, ma ne mangiammo anche Giuseppe e io». Mentre di Virginia Cacioppo, la sua ultiuma vittima, con un discreto passato di cantante lirica, racconta: «Finì nel pentolone, come le altre due (…); la sua carne era grassa e bianca, quando fu disciolta vi aggiunsi un flacone di colonia e, dopo una lunga bollitura, ne vennero fuori delle saponette cremose accettabili. Le diedi in omaggio a vicine e conoscenti. Anche i dolci furono migliori: quella donna era veramente dolce».

Durante la detenzione si comportò sempre da detenuta modello. Una suora del carcere la ricordò così: «Malgrado gli scarsi mezzi di cui disponevamo preparava dolci gustosissimi che nessuna detenuta però, si azzardava a mangiare. Credevano che contenessero qualche sostanza magica».

Il martello, il seghetto, il coltello da cucina, le scuri, la mannaia e il treppiede usati per compiere i tre omicidi sono conservati dal 1949 a Roma al Museo Criminologico.

I 13 GIORNI DELLA CRISI DI CUBA CHE HANNO FATTO TREMARE IL MONDO

JFKPer concludere la nostra rassegna storica del calendario di oggi, ricordiamo infine nel 1962 l’inizio dei famosi “13 Giorni che fecero tremare il Mondo”, i tredici giorni della crisi dei missili di Cuba e del più ravvicinato braccio di ferro della “Guerra Fredda” fra gli Stati Uniti del presidente Kennedy e dell’Urss del premier Nikita Krusciov, sullo sfondo di una possibile guerra nucleare. Una flotta sovietica stava avvicinandosi a Cuba per impiantarvi una base missilistica con testate atomiche, gli Usa avevano decretato il blocco navale attorno all’isola. Cosa sarebbe accaduto quando le navi sovietiche si sarebbero trovate faccia a faccia con quelle americane? Il mondo stette per 13 giorni con questo interrogativo. Poi, dal momento che siamo ancora qui a raccontarlo, prevalse grazie al cielo il buon senso. Le navi russe tornarono indietro, e tutto il mondo tirò un sospiro di sollievo

I NOBEL PER LA PACE A GORBACHEV E MANDELA: LA FINE DELLA GUERRA FREDA E DELL’APARTHEID

gorbaciovLa causa della pace registra, negli anni successivi, due eventi concomitanti con la data del 15 Ottobre: nel 1990 viene assegnato il Premio Nobel per la Pace al leader russo Mikhail Gorbachev, proprio per i suoi sforzi per ridurre le tensioni e le contrapposizioni della Guerra Fredda (l’anno prima era finalmente caduto uno dei suoi simboli più odiosi: il Muro di Berlino). Nel 1993 lo stesso premio viene assegnato dall’Accademia di Oslo a Nelson Mandela e Fredrik De Klerk, protagonisti della fine dell’apartheid in Sudafrica.

VIENE SCOPERTA LA NATURA ONDULATORIA DELLA LUCE

Il 15 Ottobre è legato ad altre due importanti tappe del progresso tecnologico e scientifico:già nel 1815 il fisico francese Augustin Jean Fresnel, in questa data, dimostra che la luce è composta da onde e non da corpuscoli come riteneva Newton; nel 1997 gli inglesi di Thrust SSC ottengono il primo record di velocità supersonica su terra (mentre lo sfondamento della barriera del suono nel cielo era stato ottenuto esattamente cinquant’anni prima, il 14 Ottobre 1946, dall’americano Bell X-1).

COMPLEANNI E LUTTI DEL 15 OTTOBRE

In conclusione della nostra rubrica sul 15 Ottobre, i compleanni ed i lutti da segnalare in questo giorno. Nascono il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche (1844-1900), lo scrittore Mario Puzo (1920-1999) l’autore dell’epopea de “Il Padrino”; il giornalista Ugo Zatterin (1920-2000) l’inventore delle prime Tribune Politiche televisive in Italia; Luigi Giussani (1922-2005) sacerdote e teologo; lo scrittore Italo Calvino (1923-1985); il manager dell’industria automobilistica americana Lee Iacocca; lo storico e filosofo francese Michel Foucault (1926-1984); lo scienziato Antonio Zichichi (1929), l’attore francese Philippe Leroy (1930).

Ci lasciano, in questo stesso giorno, il capostipite di una grande famiglia del circo, Darix Togni nel 1976; il giovanissimo attore Nik Novecento nel 1987; il grande latinista Ettore Paratore nel 2000.


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