12 Ottobre: Cristoforo Colombo, la scoperta “templare” dell’America

20080304_FOTO_Cristoforo_Colombo_d0Una ricorrenza su tutte in questo storico 12 Ottobre: siamo nel 1492, è il giorno in cui il navigatore genovese Cristoforo Colombo sbarca sull’isola Guanahani, nelle attuali Bahamas, che viene ribattezzata San Salvador. L’Europa cattolica viene così per la prima volta “ufficialmente” a contatto con il Nuovo Mondo. “Ufficialmente” perché contatti precedenti è molto probabile che ci siano già stati in epoche anteriori, anche remote. Esiste anche un documento di origine islamica, scoperto nel 1929 dal direttore dei Musei Nazionali turchi, e tuttora gelosamente conservato fra i gioielli del Topkapi ad Istambul, nel quale si prefigura un viaggio nelle Americhe compiuto dallo stesso Colombo nell’anno 980 dell’egira, corrispondente al 1485 cristiano, sette anni prima della scoperta ufficiale. Il documento in questione è un testo cartografico dell’ammiraglio ottomano Piri Reis, coevo di Cristoforo Colombo (i due probabilmente si conobbero e si frequentarono). Piri Reis era al tempo stesso uomo di mare (probabilmente anche corsaro in gioventù) ed intellettuale, era un Sufi, faceva cioè parte della setta più mistica e tollerante dell’Islam, setta avversata invece dall’Islam più fondamentalista. I Sufi e lo stesso Piri Reis ebbero certamente contatti con analoghe correnti interne al mondo cristiano, in particolare con i templari e ciò che era sopravvissuto dell’ordine dopo la sua persecuzione e lo scioglimento ad opera del re francese Filippo il Bello.

COLOMBO SAPEVA COSA CERCARE E COSA AVREBBE TROVATO

Quella del 12 Ottobre 1942 potrebbe essere stata quindi una ri-scoperta, più che una scoperta. Quel che è certo è che Cristoforo Colombo, al contrario di quanto certa storiografia ufficiale vuol far credere, sapeva benissimo cosa cercare e cosa avrebbe trovato. La sua quindi non fu una scoperta “per caso” ed “inconsapevole” (è del tutto falsata da interessi di parte – quelli della corona – la tesi che l’Ammiraglio Colombo avesse creduto di essere sbarcato nelle Indie e non in un nuovo continente). In realtà nel corso della navigazione con le famose tre caravelle (per la precisione due caravelle ed una nave) Colombo dimostrerà di conoscere alla perfezione il regime dei venti, delle correnti, l’andamento stagionale delle bonacce atlantiche, perfino le insidie delle barriere coralline… ed era anche certo di ciò che avrebbe trovato nel Nuovo Mondo (oro, argento, spezie, come aveva precisato minuziosamente negli accordi sottoscritti prima della partenza) ed anche della natura delle popolazioni che avrebbe incontrato. La sua rotta fu diretta e sicura, sia all’andata che al ritorno, anche se per proteggere il suo “segreto” dallo stesso equipaggio barò con esso circa le miglia percorse giornalmente, mentre i calcoli esatti della navigazione venivano fatti e annotati nascostamente. Un espediente per proteggere il know how della spedizione. Nelle stesse “Capitolazioni”, ovvero gli accordi firmati con i reali di Spagna, non traspare alcun dubbio sull’obiettivo da raggiungere, e descrivendolo si usa un allocuzione al passato “… ciò che don Cristobal Colon ha scoperto… “, e non “scoprirà”.

I VIAGGI PRIMA DI COLOMBO

E’ certo che gli antichi avessero già supposto l’esistenza di nuove terre al di là dell’Atlantico, e forse vi erano già stati (come spiegarsi altrimenti la presenza tra le fasce delle mummie di alcuni faraoni di droghe, tabacco e piante presenti solo in quelle terre), come è altrettanto certo che anche nella cultura cattolica, nonostante i dogmi ufficiali, era diffusa fin dall’antichità e per tutto il medioevo la consapevolezza che la terra fosse rotonda e che quindi potesse essere circumnavigata. Carte particolareggiate che comprendevano il nuovo mondo pare fossero almeno una trentina, provenienti in gran parte da Alessandria d’Egitto, e finite per lo più negli archivi del Vaticano.
Prima del 1492 non erano però maturi i tempi teologici, politici ed economici per rendere definitiva e conclamata l’esistenza di un altro continente al di là del mare.
Solo con il pontificato di Innocenzo VIII, della nobile famiglia Cybo, imparentato con Lorenzo il Magnifico, si crearono queste condizioni, allorchè l’espansione dell’Islam fu fermata in Spagna, l’Italia rinascimentale conobbe un periodo di relativa pace, e si scoprirono nuovi giacimenti di allume nelle terre dell’attuale Umbria (l’allume era un elemento indispensabile per la lavorazione della lana e dei tessuti, prima di allora importato solo dal medioriente), giacimenti che fornirono nuovi indispensabili flussi di ricchezza alle esangui casse del papato e all’Occidente cattolico in genere. Era stato un po’ come se oggi si scoprissero immensi giacimenti di petrolio sul suolo nazionale.

IL VERO SPONSOR DELLA SCOPERTA DELL’AMERICA: PAPA INNOCENZO VIII

Innocenzo VIII fu il vero “sponsor” della scoperta dell’America. L’allume degli etruschi sarebbe servito per andare a trovare l’oro delle Americhe, e l’oro delle Americhe sarebbe servito per le nuove crociate e per la nuova evangelizzazione dell’Oriente.
L’egida di Innocenzo VIII e del “disegno” papale si deduce anche dal fatto che contrariamente a quanto insegnano i tradizionali testi scolastici a finanziare l’impresa di Colombo non furono i reali di Castiglia, e la regina Isabella in particolare, o meglio lo furono solo in parte. Gran parte dei capitali giunsero invece dall’Italia, da Genova e da Firenze, da banchieri imparentati con il Santo Padre. Una parte venne versata da Giannotto Berardi che amministrava le finanze della famiglia Medici in terra iberica, un’altra parte fu fornita dalla Santa Hermandad, una milizia laica, di cui era socio amministratore Luis de Santangel, che era anche il ricevitore delle rendite ecclesiastiche in Aragona, dunque un esattore del Papato. Mentre l’altro amministratore della milizia era il genovese Francesco Pinelli, nipote dello stesso Innocenzo VIII.

PADOVA: IL CRIGIOLO DELLE NUOVE IDEE

Fu dunque Giovanni Battista Cybo, papa Innocenzo VIII, un genovese, come Colombo, di una nobile e ricca famiglia con ascendenti orientali, dalla Grecia, Rodi, Chio, a volere la “disvelatura” delle terre d’Oltremare dall’oblio negazionista in cui erano state tenute per secoli.
Giovanni Battista Cybo in gioventù aveva studiato all’Università di Padova, che era allora certamente la più “liberale” ed eterodossa del tempo. A Padova si approfondiscono gli studi su Tolomeo, ma anche sulla tradizione astronomica araba. Qui nascerà l’amicizia del Cybo con Nicola Cusano, una delle menti più “illuminate” del tempo (fra i più convinti assertori del relativismo cosmologico, cioè che la terra non fosse affatto al centro dell’Universo), e con il “fisico” Paolo Dal Pozzo Toscanelli che sarà fra gli ispiratori più diretti dell’impresa di Colombo. A Padova si studia Averroè. Qui si formano Pico della Mirandola e Gerolamo Savonarola. Qui insegnò anche Galileo Galilei. Padova era allora un crogiolo di idee ai confini dell’eresia. Idee che si propagavano soprattutto attraverso sette e accademie segrete di tipo proto-massonico, interne allo stesso mondo cristiano, come ad esempio certi ordini cavallereschi, templari, gerolomitani, o la chiesa segreta giovannea. E potrebbe essere stato proprio questo il legame “segreto” fra Cristoforo Colombo e papa Innocenzo VIII, un legame che secondo alcuni potrebbe riguardare anche i natali stessi di Colombo.

LA VERA PATERNITA’ DI COLOMBO

La reale paternità dell’anonimo Domenico di Genova è sempre stata messa in dubbio (ed anche lo stesso Cristoforo, in vita, si riferì sempre a lui senza eccessive espressioni di affetto). La madre, Susanna Fontanarossa, era di origini ebree. La straordinaria somiglianza fra le immagini di Cristoforo Colombo e Innocenzo VIII hanno fatto sorgere più di una illazione, che lo stesso Colombo potesse essere un figlio illegittimo del Papa Cybo, illazione che forse solo un moderno esame del Dna dei resti delle tombe di Siviglia e del Vaticano potrebbe definitivamente appurare o smentire.
Ma anche altre ipotesi circa la reale paternità di Cristoforo Colombo gettano una diversa luce sulla sua figura, legandola a quelle di potenti famiglie con forti legami con il mondo templare. Si è fatta ad esempio l’ipotesi che il vero padre di Colombo potesse essere Bartolomeo Perestrello, esponente di una potente e nobile famiglia piacentina, legata ai templari ed imparentata anche con la famiglia scozzese dei Saint Clair, la stessa che nel 1480 aveva fatto costruire il celebre tempio templare-massonico di Rosslyn nei fregi del quale compaiono piante di aloe e granturco che in teoria avrebbero dovuto essere scoperte solo 12 anni dopo, in seguito l’impresa di Colombo.
I realtà un antenato dei Saint Clair, il principe Henry, avrebbe esplorato le Orcadi e la costa orientale degli odierni Stati Uniti già nel 1400 con una flotta di 12 navi templari, guidata dai fratelli Zeno originari di Padova, fino a toccare quella che chiamarono la Nuova Scozia.

Già nel 1394 fu una nave dei Saint Clair a trasportare il vescovo designato alle Orcadi da Papa Bonifacio IX, e quel vescovo si chiamava Tomacelli Cybo.

10MILA TEMPLARI NEL NUOVO MONDO, TRE SECOLI PRIMA DI COLOMBO

La frequentazione templare del Nuovo Mondo sembra essere stata tutt’altro che occasionale. Semplicemente non poteva essere rivelata, in primo luogo per preservare proprie fonti segrete di approvvigionamento (i templari battevano oro e argento in tempi in cui nell’Europa questi metalli scarseggiavano alquanto. Da dove venivano quei preziosi? E dove finì la flotta templare “sparita” dai porti e non più ritrovata quando scattò la repressione dell’Ordine da parte di Filippo il Bello?), ed in seconda istanza per non confliggere apertamente con i dogmi “geografici” della Chiesa.
Di fatto lo studioso Per Lilliestrom ha calcolato che la popolazione “templare” nelle terre d’oltreoceano, già attorno al 1100, potesse essere di circa 10mila persone. Lo stesso numero di crociati norvegesi di ritorno dal medioriente che in quegli anni furono visti attraversare lo stretto di Gibilterra, ma non risulta che tornarono mai in patria, in Norvegia.

La vicinanza di Cristoforo Colombo al mondo templare fu dunque essenziale ai fini della sua grande scoperta, che forse come si è detto prima fu in realtà la più grande “ri-scoperta” del mondo Occidentale.

Senza scomodare le leggende che riguardano i viaggi di Brandano, dei vichinghi, di Erik il Rosso, della colonia di Vinland (la terra del Vino), un’altra testimonianza di pre-scoperta delle Americhe da parte europea viene da una lettera dei mercanti inglesi di Bristol inviata direttamente a Cristoforo Colombo (se ne è ritrovata recentemente una copia autentica), dieci anni dopo il suo primo viaggio, lettera in cui si asseriva che lo stesso Colombo sapeva benissimo che i marinai di Bristol erano arrivati prima di lui… era accaduto infatti che i pescatori di Bristol si fossero imbattuti nelle nuove terre seguendo le rotte dei branchi di merluzzo, che a quel tempo costituivano la principale risorsa del mare. Era stato un facoltoso ufficiale di dogana, Thomas Croft, in società con John Jay, a finanziare quella ricerca (dell’isola dei merluzzi, chiamata Hy Brazil). Per questo fatto fu anche incriminato (un ufficiale del dazio inglese non poteva fare affari con uno straniero), ma ottenne l’assoluzione dimostrando che non si trattava di compravendita di merluzzi da altri mercati, ma di pesce regolarmente pescato in acque lontane dell’Atlantico (che si rivelarono in seguito essere quelle di Terranova). Ai pescatori di Bristol, allora, non conveniva però svelare totalmente la scoperta delle loro rotte di pesca. E così, anche in questo caso, l’America restò “velata” ancora per diversi anni, salvo poi rivendicare il fatto di “esserci già stati” quando la scoperta di Colombo divenne universale.

IL PRIMO “DISVELATORE” DEL NUOVO MONDO

Se non fu realmente il primo europeo a toccare il suolo americano, Colombo fu certamente l’uomo che “rogitò” quella scoperta, che la rese di pubblico dominio, e cambiò così per sempre il corso della storia. Ma solo quando la stessa storia e la religione furono pronti ad alzare il sipario su ciò che nascondevano le antiche colonne d’Ercole.

L’INVENZIONE DEL POLMONE ARTIFICIALE

Volendo completare la rassegna degli eventi storici legati al 12 Ottobre, c’è da segnalare una serie di importanti innovazioni e scoperte scientifiche: nel 1928 viene sperimentato il primo “polmone d’acciaio” messo a punto da un medico americano, Philip Drinker; venne sperimentato su una bambina. Il dispositivo serviva per comprimere ed espandere il torace e rendere possibile la respirazione anche negli stati di coma o di paralisi.
Il 12 Ottobre 1989 con due annunci pressoché simultanei un gruppo di fisici americani (Standford University) e un gruppo europeo (Cern) annunciano “oltre ogni ragionevole dubbio” che l’universo è composto soltanto da tre famiglie di materia (dette fermioni).

CINQUECENTO ANNI DOPO COLOMBO, PARTE IL PROGETTO SETI: L’UMANITA’ ALLA RICERCA DI VITA INTELLIGENTE NELL’UNIVERSO

contact-zemeckis-foster-400Se il 12 Ottobre 1492 Cristoforo Colombo aveva preso “contatto” con le popolazioni di un mondo sconosciuto al di là dell’Oceano, il 12 Ottobre 1992, esattamente cinquecento anni dopo, parte un’impresa assai più ambiziosa: cercare un “contatto” con intelligenze al di fuori del sistema solare. Proprio in concomitanza del 500simo anniversario della scoperta dell’America, la Nasa dà infatti il via al Progetto Seti (“Search of Extraterrestrial Intelligence”), progetto che prevedeva l’impiego di potenti radiotelescopi (quello di Arecibo a Portorico e di Gladstone in California) per monitorare l’universo alla ricerca di “segnali intelligenti”. L’assunto del progetto era l’alta probabilità statistica che nel cosmo vi siano altre forme di vita. Venne creata anche un’equazione (di Drake) che dimostrò la possibilità di oltre 10 milioni di civiltà nella sola Via Lattea. Ma se le probabilità di vita intelligente nello spazio sono così elevate, è altrettanto vero che le dimensioni dell’universo sono talmente vaste da rendere comunque difficilissima la collimazione e l’intercettazione di un segnale proveniente dagli abissi siderali. Perciò dopo una decina d’anni di infruttuoso ascolto del cielo, i finanziamenti della Nasa cessarono, ed oggi il Progetto Seti prosegue grazie ad un consorzio volontario di astrofisici di tutto il mondo, ed alla disponibilità di migliaia di privati cittadini che aderiscono al progetto mettendo a disposizione il proprio computer per contribuire (in genere nelle ore notturne) all’analisi di parte dei files con i suoni captati dallo spazio. Per farlo ovviamente bisogna registrarsi e connettersi al progetto. In questo modo Seti ha comunque conservato una grande potenza di calcolo (grazie appunto alla rete dei personal computer individuali) necessaria per analizzare tutti i dati raccolti dalle sue osservazioni. Anche nella nostra regione, a Medicina, è in funzione una sezione di ascolto del progetto Seti, presso la stazione radioastronomica del Cnr.
Sul progetto SETI è stato realizzato un film di successo “Contact” con Jodie Foster, tratta dall’omonimo romanzo di Carl Segan, uno degli ispiratori dello stesso Progetto.

DIECI ANNI FA, A SARAJEVO NASCEVA IL 6MILIARDESIMO BAMBINO DELLA TERRA

Non mancano certo buone ragioni per guardare con tanta insistenza alle stelle: in primo luogo perché fra circa 4 miliardi di anni il Sole si trasformerà in Supernova, e per allora sarà bene essersi allontanati il più possibile dalla Terra. In secondo luogo perché proprio il 12 Ottobre del 1999 è nato il 6miliardesimo abitante del pianeta. E’ stata anche determinata con precisione la sua identità: si chiama Adnan Nevic ed è nato proprio in quel giorno a Sarajevo nella Bosnia Erzegovina. Naturalmente si tratta di una identificazione simbolica. Resta comunque la realtà di un vertiginoso incremento demografico, ancora oggi in espansione, che rischia di rendere critica la “sostenibilità” dell’ecosistema terrestre. L’accelerazione demografica è impressionante: eravamo un miliardo nel 1804, e cinque miliardi nel 1987, appena 12 anni dopo già un miliardo di più…

eriotri


Twitter Facebook StumbleUpon Delicious LinkedIn BlinkList
Redazione

Autore

Articolo scritto da: | 6598 articoli inseriti

Un Commento in “12 Ottobre: Cristoforo Colombo, la scoperta “templare” dell’America”

  • ciao80 scritto il 6 aprile 2010 pmmartedìTuesdayEurope/Rome 20:55

    sè vabbuò…

Copyright © 2014 Telesanterno. All rights reserved.
Copyright © GTV s.r.l.
V.Bonazzi, 51 - 40013 Castel Maggiore (Bo) - tel: 051 63236 - fax 051 714795
P. Iva 01607481205 - C.F 01161880388 - R.E.A. 347487 - R.I.BO 01161880388 - C.S. € 2.692.375,00 i.v.
Concessionaria di Pubblicità Publivideo2 Srl.

q:26 ram:43645512